domenica 10 maggio 2015

Essere felici è un'arte che si impara nel tempo.

Questa frase la scrissi nel mio blog su Tumblr.
Sono parole che vengono da sé, balzano alla mente e si ha necessità di scriverle per non dimenticarle.
Coglierle nella loro forma più pura, senza meccanismi mentali.

Ho imparato a essere felice dopo quell'anno di rovina. Preso atto di quel che avevo e di quel che mancava, ho avuto la chiarezza di ciò che mi circondava.
Per essere felici basta poco.
Sta tutto nell'allenare la propria mente.

Chi soffre si concentra sul proprio dolore, diventando profondamente egoista: non esiste altro problema all'infuori del suo.
È il mondo che si allontana o sei tu che scappi?

Ci sono state così tante cose che non ho notato, quando ero sofferente. Ho perso mille occasioni.
Di quel periodo non ricordo la neve, il cielo azzurro, i cinguettii dei passerotti. Non ricordo l'amore che avrei potuto incontrare, se solo non fossi concentrata così tanto su me stessa. Mi sarebbe bastato guardarmi attorno, far parte del mondo.

Non ho iniziato a essere felice quando tutto è finito, se qualcuno se lo chiedesse. Ho iniziato a essere felice quando ho deciso che era ora di esserlo.
La felicità si ottiene se la si vuole.
E ringrazio me stessa di essermi liberata da tutto ciò, perché il mondo e la vita sono la cosa più bella che mi sia mai stata donata.

domenica 5 aprile 2015

Confusione.

Perdere il controllo mi spaventa sempre.
La mia mente si sconnette, quel che mi circonda si appanna; ci sono solo io e i miei pensieri.
Uno dietro l'altro, ansia, paura, tormento, e mi chiedo se, mi chiedo come, perché quando, ma.

Io non so avere fiducia nelle persone, forse neanche in me stessa.
Ieri dopo un momento di crisi, ne ho parlato con il mio ragazzo.
devo dire che c'è una ragazza molto bella, lì
Inizialmente l'ho presa su scherzando, fatto qualche domanda per prenderlo in giro. 
Poi non so cosa sia successo. La situazione è crollata e io sono finita in lacrime, a singhiozzare come una bambina di due anni, e lui ad abbracciarmi senza sapere cosa dire o fare.

Sono una persona molto gelosa, mi aggrappo a ciò che più mi dà emozioni, a ciò che mi fa sentire viva, che sia un libro o una persona. Non mi spiego quel che è successo.
Che ci siano ragazze belle ovunque, lo so bene da me, sarebbe da stolti non crederlo. Ogni volta che gli chiedevo ironicamente qualcosa riguardo questo argomento, lui rispondeva che sono tutte cesse, sapendo già quale sarebbe stata la mia reazione.

Quando sono riuscita a calmarmi, abbiamo parlato e lui mi ha chiesto
In che senso non ti fidi di me? Se mi dovessi lasciare le chiavi di casa, ti fideresti?
Inutile dire che la risposta è sì. Questa sua frase mi ha fatto pensare. Se non avessi fiducia, non l'avrei sempre, no?

Allora, forse, il problema non è la fiducia, ma il semplice timore che possa trovare di meglio.
Non è possibile, non succederebbe mai
Tralasciando il fatto che di meglio ce n'è ed eccome, come si fa a dire con sicurezza che quel meglio non possa interessare più di quel che si ha adesso?

Che sia quindi timore di non essere abbastanza?













domenica 29 marzo 2015

Solo parole.

I giorni qua vanno avanti, il mondo, la vita va avanti e io scappo.
Di nuovo. Un'ennesima volta.
Smetterò mai di avere paura? Dovrei imparare a esprimerla, a tirarla fuori.
Mi sono detta che questa volta me lo prometto, consapevole già del fatto che non lo farò: scapperò di nuovo.
Non ho mantenuto la promessa neanche con una delle persone più importanti della mia vita. Me l'aveva chiesto e io gliel'ho promesso nel momento in cui se ne è andata.
Ma non ho mantenuto la promessa e mi torturo per non averlo fatto, per non farlo ogni santissimo giorno.
In fondo, che ci vuole a mantenere la propria parola.
Ma non ne sono capace, la paura è più forte di me e ogni volta mi sento schiacciare, mi ritrovo costretta a trovare una via d'uscita, una scorciatoia, una bugia per me stessa, per chi mi circonda.
Ho imparato a cadere e a rialzarmi ogni volta.
Mi dico e dico agli altri, che l'importante è tirarsi su, sempre. Che non è una sconfitta, se ci si tira su.
Ci credo un po' poco, però. Un'autoconvinzione bella e buona.

Mi dicono, ripetono, rimbomba nella mia testa
sei forte, hai superato tanti ostacoli, gli altri avrebbero mollato, ma tu no, sei forte

E non sai quanto vorrei urlarti in faccia, dirti di smetterla, è una tortura mentale. Vorrei gridare fino a coprire questa voce, fino ad azzittirla, a farla sparire per sempre.
Io non sento di aver mai fatto nulla di eclatante, non lo faccio mai. E queste parole mi disintegrano l'anima, perché potrei davvero fare qualcosa di importante.
Non voglio più sentire queste parole.
Voglio che smettano di guardarmi come se fossi sopravvissuta a una bomba nucleare, che la smettano di farmi i complimenti per cose che possono fare tutti.
Voglio che la smettano di dirmi quante capacità io abbia, quante opportunità possa crearmi, quante volte ho combattuto.

Basta, vi prego, basta.

lunedì 23 marzo 2015

Ansie.

Sono i piccoli dettagli che mi fanno tremare.
Dormivo, mentre la mia mente elaborava chissà che pensieri, quando mi sveglio nel pieno della notte. Sono le 2 e nel buio della stanza cerco di tornare alla realtà.
Mi dico che l'ho solo sognato. Sono sdraiata sul mio letto, da fuori non entra nessuna luce. Lo so che era un sogno.
Eppure c'è qualcosa che non va. Questi sogni sono vividi, provo emozioni talmente forti da non riuscire a distaccarmene, una volta sveglia.
E ogni volta è sempre peggio. Immagino il giorno in cui non saprò più uscirne, quando la fantasia e la realtà si mescoleranno tra loro fino a diventare un'unica cosa.
Succederà mai? È possibile?
La mente è pesante, in quelle notti. Il mio corpo lo è. Sento il senno lasciare spazio alla pazia.

L'ansia ha sempre fatto parte della mia vita. Un po' era la timidezza, da bambina lo ero parecchio, un po' è una sicurezza di me stessa che ogni tanto vacilla.
So che fino ad adesso era comportata dalla paura. L'assurdo e silenzioso, viscido, timore di non potercela fare.
Ogni volta che mi pongo davanti a un grande obiettivo, questo mi fa sentire enormemente piccola. 
Arrivata a un certo punto del percorso, sento crescere nel petto l'ansia. Più precisamente, nel cuore.
Saprò farcela? E se non riesco? È troppo difficile!
Questi sono i pensieri del mio inconscio.

Questa volta è diverso, però. Non si ferma tutto lì. Sento che c'è altro. Un'ansia nuova per la sua causa. Arriva e mi travolge, non me ne accorgo neanche.
Prima: appena finito il pranzo, stavo guardando senza interesse la televisione, arriva di soppiatto ed esplode nel mio petto. Non stavo pensando a nulla, nessuna parola che mi ha portato alla mente altro, nessuna azione.
È arrivata e basta.
E io non so cosa sia. E questo mi terrorizza.






domenica 22 marzo 2015

Dimmi, mare, tremi mai?

Inizi a scrivere qualche parola su un foglio, basta che prendi una penna e un pezzo di carta. Ti dicono che scrivere fa bene, che è un modo per poter svuotarti da quel che hai dentro e che ti ferisce.
Non mi piace rileggere le parole che butto giù, finirei per modificarle, renderle artificiali.
Voglio che ogni parola sia la prima a salirmi alla mente e lasciare traccia quando la espello.
Dicevo. Quando inizi a scrivere non la smetti più. Ci saranno momenti in cui ti senti svuotata, chissà se libera o sommersa, e non ne sentirai la necessità.
Butti tutto, fogli. Cancelli le pagine su internet, un po' a malincuore, un po' come un nuovo inizio.
Ma alla fine ci ritorni, un po' come una dipendenza, un circolo vizioso.
E io sono di nuovo qua. Chissà per quanto.
Un paio di ore? Mesi? Chiuderò? Lo lascerò morire?

Domani è un altro giorno
E il mondo
Avrà un respiro che si avvolgerà su me

Quanto è difficile, scrivere. Ho qualcosa da scrivere, da qualche parte. Ma non lo trovo.
Dove sei? Cosa sei?
Mi sento confusa e persa. Provo sensazioni che non conosco, che non ho mai provato.
E lo ammetto, mi fanno paura. Paura perché non so cosa mi aspetta, perché ho paura che siano il principio di un'apatia che non voglio più sulla mia pelle.
Mi accorgo di come passo le giornate riempiendole di momenti. Le organizzo inserendo qualunque cosa in qualunque momento.
Sto scappando dai pensieri.
Sto scappando.
Un'ennesima volta.
Scappo.

Im an ocean, I am the sea,
There is a world inside of me.
Lost in the abyss, drownes in the deep,
No set of rules could salvage me.
Only a shipwreck, only a ghost.
Merely a gravevard of your former self, we just watched the waves crash over.
I've been cast astray.

C'è un vento tranquillo, oggi. Stendo il telo sui sassi e mi siedo. Nella mia mente gira questa canzone e mi chiedo come si faccia ad azzeccare le parole giuste per altre milioni di persone. Alzo gli occhi al sole, sembra non essere abbastanza forte, oggi. Li dileguo verso il mare.
Brilla come sempre e mi chiedo come faccia.
Lo osservo raccogliere quello che la spiaggia gli lascia a disposizione e si perde tra i sassi.
Una domanda avviene spontanea:

Dimmi, mare, tremi mai?

E se anche il mare, qualcosa di tremendamente forte, di imponente, di una bellezza sconvolgente, trema; io come faccio? Io che spesso non mi sento un quarto di lui.
Se trema lui, io come faccio?
Non so se riesco ad accettare di poter tremare.

Poi mi chiedo e credo
Che il cambiamento dia un senso a questa vita mia
E così se cado mi rialzo sempre
E rimango qui
Contro le mie ombre
Poi mi chiedo, e credo
Che il cambiamento sia la fonte della mia energia

Mi viene chiesto come faccio ad andare avanti. Io non lo so, non so mai cosa rispondere.
Mostrerei la mia anima, se potessi.
Semplicemente tiro dritto. Forse, una cosa che non accetto, in misura maggiore, è il mollare.
Perdere, fermarmi, non è tra le mie opzioni.
Andrò avanti sempre e comunque, mi rialzerò e darò una scossa a me stessa.

Sono il mare.