domenica 22 marzo 2015

Dimmi, mare, tremi mai?

Inizi a scrivere qualche parola su un foglio, basta che prendi una penna e un pezzo di carta. Ti dicono che scrivere fa bene, che è un modo per poter svuotarti da quel che hai dentro e che ti ferisce.
Non mi piace rileggere le parole che butto giù, finirei per modificarle, renderle artificiali.
Voglio che ogni parola sia la prima a salirmi alla mente e lasciare traccia quando la espello.
Dicevo. Quando inizi a scrivere non la smetti più. Ci saranno momenti in cui ti senti svuotata, chissà se libera o sommersa, e non ne sentirai la necessità.
Butti tutto, fogli. Cancelli le pagine su internet, un po' a malincuore, un po' come un nuovo inizio.
Ma alla fine ci ritorni, un po' come una dipendenza, un circolo vizioso.
E io sono di nuovo qua. Chissà per quanto.
Un paio di ore? Mesi? Chiuderò? Lo lascerò morire?

Domani è un altro giorno
E il mondo
Avrà un respiro che si avvolgerà su me

Quanto è difficile, scrivere. Ho qualcosa da scrivere, da qualche parte. Ma non lo trovo.
Dove sei? Cosa sei?
Mi sento confusa e persa. Provo sensazioni che non conosco, che non ho mai provato.
E lo ammetto, mi fanno paura. Paura perché non so cosa mi aspetta, perché ho paura che siano il principio di un'apatia che non voglio più sulla mia pelle.
Mi accorgo di come passo le giornate riempiendole di momenti. Le organizzo inserendo qualunque cosa in qualunque momento.
Sto scappando dai pensieri.
Sto scappando.
Un'ennesima volta.
Scappo.

Im an ocean, I am the sea,
There is a world inside of me.
Lost in the abyss, drownes in the deep,
No set of rules could salvage me.
Only a shipwreck, only a ghost.
Merely a gravevard of your former self, we just watched the waves crash over.
I've been cast astray.

C'è un vento tranquillo, oggi. Stendo il telo sui sassi e mi siedo. Nella mia mente gira questa canzone e mi chiedo come si faccia ad azzeccare le parole giuste per altre milioni di persone. Alzo gli occhi al sole, sembra non essere abbastanza forte, oggi. Li dileguo verso il mare.
Brilla come sempre e mi chiedo come faccia.
Lo osservo raccogliere quello che la spiaggia gli lascia a disposizione e si perde tra i sassi.
Una domanda avviene spontanea:

Dimmi, mare, tremi mai?

E se anche il mare, qualcosa di tremendamente forte, di imponente, di una bellezza sconvolgente, trema; io come faccio? Io che spesso non mi sento un quarto di lui.
Se trema lui, io come faccio?
Non so se riesco ad accettare di poter tremare.

Poi mi chiedo e credo
Che il cambiamento dia un senso a questa vita mia
E così se cado mi rialzo sempre
E rimango qui
Contro le mie ombre
Poi mi chiedo, e credo
Che il cambiamento sia la fonte della mia energia

Mi viene chiesto come faccio ad andare avanti. Io non lo so, non so mai cosa rispondere.
Mostrerei la mia anima, se potessi.
Semplicemente tiro dritto. Forse, una cosa che non accetto, in misura maggiore, è il mollare.
Perdere, fermarmi, non è tra le mie opzioni.
Andrò avanti sempre e comunque, mi rialzerò e darò una scossa a me stessa.

Sono il mare.







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